Mille uova in nove giorni: il mondo visto da Penguins' Eggs
Nove giorni fa abbiamo acceso penguins-census, un piccolo faro silenzioso per capire cosa succede là fuori quando qualcuno lancia eggs remaster o eggs sysinstall.
Non volevamo tracciare gli utenti — non ci interessa sapere chi siete — ma volevamo rispondere a una domanda semplice che ogni sviluppatore open source si fa quando lavora chiuso nella sua stanza: questo codice serve davvero a qualcuno?
A distanza di nove giorni, la risposta è arrivata forte e chiara: abbiamo appena superato la soglia dei 1.000 eventi completati (993 registrati nel momento in cui scrivo), generati da 531 macchine uniche a un ritmo di oltre 100 operazioni al giorno, distribuite in 55 Paesi.
Leggere i log di questi primi nove giorni è stato come fare il giro del mondo seduti dietro la scrivania. Dietro le righe JSON non ci sono solo statistiche sulle distribuzioni, ma storie reali di comunità, scuole, sviluppatori e artigiani del software.
Cosa ci dicono i numeri generali
Prima di viaggiare per i continenti, ci sono tre dati tecnici che definiscono la natura dell'utilizzo di penguins-eggs:
- Il ferro reale vince sulle macchine virtuali: il 56,6% delle operazioni avviene su bare-metal (computer fisici reali), contro il 24,9% su KVM e il 13,7% su VirtualBox. Eggs non viene usato solo per giocare in una sandbox, ma per installare e salvare macchine di produzione.
- Il ciclo vitale (3 a 1): su circa 1.000 eventi, 750 sono remaster e 243 sono installazioni di sistema (
sysinstall). In media, chi lavora a un'immagine fa tre prove di rifinitura prima di andare in produzione e installarla. E quasi la metà delle installazioni (116 su 243) avviene con il flagclone: backup completi e disaster recovery di workstation reali, con utenti e dati al seguito. - Pragmatismo sul Desktop: XFCE (32,2%) domina la classifica, seguito da KDE Plasma (20,7%), GNOME (14,3%), Cinnamon (11,3%) e installazioni puramente CLI/Server (10,8%). X11 (62,5%) mantiene ancora la maggioranza, ma Wayland (24,5%) è ormai una realtà solida anche nel remastering.
Il giro del mondo in 1.000 ISO
1. Nord America: Chromebook salvati dalle discariche e scuole nel Québec
Negli Stati Uniti (13,2% del totale, primi per client connessi ai repository) emerge un fenomeno straordinario: il recupero dell'hardware destinato all'obsolescenza. Vediamo sequenze serrate di remaster e installazioni su ferro reale di una derivata chiamata fantastic (Debian con sysvinit e XFCE) e sistemi Garuda/Arch leggeri. Negli USA milioni di Chromebook scolastici raggiungono la scadenza degli aggiornamenti Google (AUE): con il firmware sbloccato e un'immagine leggera creata con Eggs, questi portatili con 2 o 4 GB di RAM tornano a nuova vita invece di finire nei rifiuti elettronici.
Salendo in Canada (6,6%), oltre a un instancabile laboratorio che testa immagini Arch + KDE su KVM giorno e notte, è spuntata una storia bellissima dal Québec: il progetto fleurdelix. Venerdì sera tardi (fuso orario di Montreal) abbiamo visto partire una raffica di installazioni fisiche a distanza di pochi minuti l'una dall'altra. Qualcuno, armato di chiavette USB e krill, stava allestendo un'aula informatica o preparando un lotto di PC con una distribuzione francofona creata in casa.
2. America Latina: Il continente del "ferro reale"
L'America Latina è una colonna portante del progetto, con oltre 140 eventi tra Argentina (5,9%), Brasile (5,2%), Cile, Messico, Perù, Venezuela, Colombia, Uruguay ed Ecuador. Qui quasi nessuno usa macchine virtuali: si lavora direttamente sui PC fisici.
- In Argentina brilla lo sviluppo continuo di Soplos Linux (con KDE Wayland) e il lavoro su BigLinux.
- In Brasile c'è una vera e propria officina basata su Linux Mint e un nucleo fortissimo di puristi Devuan + runit.
- In Cile il numero di installazioni (
sysinstall) supera il doppio dei remaster: si prepara una ISO di Linux Mint e la si installa a tappeto. - In Perù abbiamo registrato 4 eventi che sembrano usciti da un manuale: un remaster di Debian Trixie + XFCE, una seconda rifinitura, e subito dopo due installazioni fisiche su due computer diversi a distanza di 7 minuti.
3. Europa e Russia: Tra produzioni indipendenti e sistemi sovrani
L'Europa raccoglie quasi la metà degli eventi mondiali (47,7%):
- L'Italia (20,7%) guida la classifica. Anche ripulendo il dato dalla mia personale "carovana" di test su Proxmox/KVM (le mie classiche 8 distro CLI + 7 XFCE che lancio a ogni rilascio), l'Italia resta saldamente al secondo posto mondiale dietro gli USA, con una comunità fortissima su Arch Linux, Debian Trixie e progetti derivati come Synex e Nexiquar.
- La Spagna (7,2%) è la patria di Quirinux (la distro per il cinema d'animazione del nostro amico Charlie) e mostra un uso intensivo di Ubuntu e Debian su bare-metal. Soplos, invece - nativo ispanico - se lo fanno da soli!
- La Germania (7,4%) e la Francia (4,2%) sono motori instancabili su Linux Mint, Ubuntu, CachyOS e Manjaro.
- Dall'Est arriva una chicca tecnica: in Russia qualcuno ha rimasterizzato con successo Astra Linux con il suo desktop proprietario Fly su hardware reale, mentre in Ucraina si clonano sistemi leggeri con Debian, XFCE e BunsenLabs. Davanti a due popoli vicini che condividono anche la passione per la tecnica ed il software libero, e fa ancora più male pensare alla tragedia della guerra e alle vite spezzate: la speranza è che torni presto la ragionevolezza e la pace.
4. Medio Oriente: Fucine indipendenti tra Iran e Turchia
4. Medio Oriente: Fucine indipendenti, resilienza e reti invisibili
Qui si respira forte la voglia di indipendenza tecnologica, ma anche il riflesso delle tensioni che attraversano la regione:
- In Iran, un singolo sviluppatore sta forgiando a ciclo continuo una derivata Arch chiamata
crowcon Hyprland su Wayland. Dove la rete è soggetta a pesanti restrizioni, avere una ISO completa, autonoma e con tutti i propri strumenti preinstallati fa davvero la differenza. Dietro a questo dato tecnico c'è la realtà di un Paese e di intere generazioni cresciute tra guerre ed embarghi che durano da quarant'anni. Un amico con tristezza mi diceva che forse l'unica via d'uscita rimasta sembra un conflitto globale: parole amare che, più che spaventare, devono far riflettere sul senso di isolamento e sulla fatica quotidiana di chi vive lì. Vedere qualcuno che, nonostante tutto, si ritaglia uno spazio di autonomia costruendosi il proprio sistema operativo è una piccola, silenziosa testimonianza di resilienza. - In Turchia fioriscono le distribuzioni locali: abbiamo visto nascere e crescere le immagini di
aquarevive(GNOME) eparsos(LXQt). - Da Israele, invece, non compaiono record diretti nei log di censimento. So di avere utenti attivi anche lì, ma l'assenza della sigla
ILnon significa affatto assenza di persone: racconta piuttosto la realtà di una rete pesantemente schermata, protetta da firewall perimetrali e instradata su tunnel VPN.
5. Asia e Oceania: Dal dragone cinese al Vietnam, passando per l'Australia
- Cina e Taiwan: la Cina è già al quarto posto mondiale per accesso ai nostri repository (45 client). Nei log vediamo il lavoro nativo su openKylin 3.0 con desktop UKUI, uno sviluppatore che rimasterizza senza sosta Omarchy (Arch + Hyprland) e persino l'unico evento ARM64 di tutto il censimento (un server Ubuntu 24.04 CLI rimasterizzato su ferro reale). Con gli ultimi fix che hanno eliminato i colli di bottiglia di rete sui bootloader e migliorato il supporto a openKylin, ci aspettiamo grandi cose da Oriente.
- Giappone e Vietnam: in Giappone regna la precisione, con un server KVM che esegue il backup con Eggs ogni giorno spaccato alle 18:01 UTC e sessioni certosine su Linux Mint e Debian +
i3. In Vietnam, invece, usano Eggs come catena di montaggio: preparano un'immagine Ubuntu 24.04 in VM e la scaricano in serie sulle macchine fisiche. - Australia (2,3%): zero macchine virtuali. Gli australiani lavorano solo su ferro vero, spingendo su SparkyLinux, CachyOS, EndeavourOS e una maratona notturna di clonazione su Debian Trixie + MATE.
6. Africa: Dai laboratori di Nairobi all'Oceano Indiano
Anche se i numeri sono più piccoli (18 eventi in 7 Paesi), le storie sono preziose: in Kenya si prepara una immagine master di Linux Mint e la si installa in serie su più postazioni; postazioni fisiche lavorano in Sudafrica, Mozambico, Algeria, Egitto e Marocco. E sull'Isola della Réunion, in pieno Oceano Indiano, un purista rimasterizza e installa Arch Linux con il window manager River.
Una fabbrica di distribuzioni
Scorrendo la lista delle 41 distribuzioni rilevate in soli nove giorni, oltre alle grandi classiche (Debian, Ubuntu, Mint, Arch, Devuan, Fedora, openSUSE, Manjaro, Alpine), è emerso un sottobosco meraviglioso di distribuzioni figlie e respin indipendenti che usano penguins-eggs come motore:
Quirinux, Soplos, OpenKylin, CachyOS, Crow, Fleurdelix, Fantastic, Omarchy, BigLinux, OpenOS, Zorin, Aquarevive, EndeavourOS, KDE Neon, Synex, AnduinOS, JCN, ParsOS, Sparky, Nexiquar, Antarctic, BigCommunity, ObsidianOS, Parrot, Pop!_OS, Astra, BunsenLabs, KayelOS, Lware, PawnOS, Siduction.
Quando ho iniziato a scrivere questo progetto a Roma, l'idea era semplice: dare a chiunque la libertà di prendere il proprio sistema Linux, chiuderlo in un uovo (una ISO live installabile) e portarlo con sé o regalarlo agli altri, indipendentemente dalla distribuzione usata. Anzi a dire il vero, l'idea era ed è rendere il proprio sistema fertile e riproduttivo, che è la soluzione più semplice di tanti mali e favorisce la diffusione.
Vedere che oggi quell'uovo schiude sistemi operativi in un'aula del Québec, su un vecchio Chromebook nel Midwest, in un centro di formazione a Nairobi e su una workstation con openKylin in Cina è la ricompensa più grande che potessi desiderare.
Grazie a tutti voi che state covando queste uova in giro per il mondo.
Siate fecondi e buona rimasterizzazione! 🐣🐧
(I dati in tempo reale sono consultabili in qualunque momento su penguins-eggs.net/api/census)