Lavorare con la AI
Questo post nasce al termine di un pomeriggio passato a limare la documentazione di penguins-gui, penguins-eggs, penguins-chef e la pagina principale del sito insieme alla AI.
Non stavamo scrivendo un nuovo modulo in C o in Go, né stavamo risolvendo un bug del kernel: stavamo facendo quel lavoro silenzioso di rifinitura su parole, titoli e pulsanti che fa la differenza tra un progetto buttato lì e uno strumento accogliente per chi arriva da fuori. Ed è proprio in queste pieghe apparentemente piccole che si capisce cosa significhi davvero, oggi, lavorare con la AI.
L'esperienza sul campo: velocità, tic e senso della misura
La AI aveva aiutato a stendere in tempi rapidissimi una mole impressionante di documentazione tecnica, coprendo ogni pacchetto di coa, il motore oa, penguins-chef e penguins-gui. Tecnicamente non mancava nulla. Eppure, rileggendola con calma da essere umano — e da utente — qualcosa stonava:
- I titoli con le Maiuscole su Ogni Parola: un classico tic ereditato dall'inglese (Title Case). In inglese si scrive così; in italiano no, appesantisce la pagina e sa subito di traduzione meccanica.
- Le metafore che prendono la mano: nei manuali avevamo definito
penguins-guicome "il sensore grafico". Dal punto di vista interno dieggs, il ragionamento filava pure: la CLI è il motore e la GUI raccoglie il nostro input. Ma provate a mettervi nei panni di un utente normale che cerca un programma per il proprio desktop e si trova davanti un "sensore grafico": la faccenda diventa contorta. Un utente si aspetta semplicemente l'interfaccia grafica desktop. - Qualche confusione: "dalla sorgente all'uovo" nella guida rapida, che fa subito pensare al codice sorgente da compilare anziché al partire da un sistema già installato per arrivare alla ISO live; oppure i pulsanti
Quickstart GUIeQuickstart CLIsulla home page che sul monitor del PC stavano benissimo, ma sullo schermo del telefonino sbordavano, mentre accorciandoli inGUIeCLI(con un semplice tooltip e l'aggiunta del tastoVideo) tutto torna a respirare.
C'è stato un momento significativo durante la sessione: appena ho fatto notare che "sensore grafico" suonava contorto, la AI è partita in quarta per sostituirlo al volo in tutti i file. L'ho fermata: «Non ti chiedo di cambiarlo subito, ma di leggere la pagina e ragionare insieme su un termine più adatto».
Eccolo, il punto. La AI è velocissima, instancabile nel tenere sincronizzati decine di file, sidebars.js, llms.txt e le regole in AGENTS.md. Ma non ha un telefonino in mano, non prova quel piccolo fastidio davanti a una maiuscola fuori posto o a una metafora troppo compiaciuta. Il gusto, il senso del limite e la capacità di togliere anziché aggiungere restano un mestiere umano.
Tra tifoserie opposte: la lezione di antirez e Linus Torvalds
Guardando quello che sta succedendo nel mondo del software in questi mesi, si assiste spesso a una polarizzazione quasi calcistica. Da una parte c'è chi annuncia ogni settimana la fine dei programmatori, convinto che basti chiedere a un modello di generare migliaia di righe alla cieca senza nemmeno sapere cosa ci sia sotto il cofano; dall'altra c'è il rifiuto preconcetto, quasi ideologico, di chi vede nella AI solo fumo, inquinamento del codice o una minaccia all'artigianato informatico.
Proprio oggi ascoltavo questo vlog di Salvatore Sanfilippo (antirez), di cui ammiro profondamente la lucidità e di cui condivido in pieno le idee sulla AI, in cui commenta la posizione di Linus Torvalds.
Quello che emerge dalle riflessioni di antirez e dall'atteggiamento di Linus Torvalds è una boccata d'aria fresca rispetto al rumore di fondo: è il pragmatismo di chi il software lo costruisce davvero.
Torvalds non ha mai giudicato la tecnologia per moda o per ideologia, ma per quello che produce sul ferro e per la qualità del risultato. E antirez lo mostra da tempo con il suo lavoro quotidiano: l'intelligenza artificiale non è né un oracolo infallibile a cui delegare il pensiero, né un nemico da esorcizzare. È uno strumento formidabile — probabilmente il più grande amplificatore intellettuale che ci sia capitato tra le mani — ma proprio perché è così potente richiede ancora più padronanza, spirito critico e "buon gusto" (good taste) da parte di chi guida.
Se non conosci l'architettura del tuo sistema, la AI ti porterà fuori strada a una velocità impressionante. Se invece sai dove vuoi andare, conosci il metallo su cui poggi i piedi e non rinunci a leggere, discutere, correggere e potare, allora una singola persona può affrontare ristrutturazioni, test multi-distribuzione e documentazioni che un tempo avrebbero richiesto un'intera squadra.
Chi tiene il timone
In penguins-eggs abbiamo adottato la metafora della mente (coa) e del braccio (oa). Nel lavoro di tutti i giorni tra sviluppatore e intelligenza artificiale, i ruoli si scambiano e si completano di continuo: a volte la AI ti aiuta a sbrogliare un problema complesso o a fare da cassa di risonanza per un'idea; altre volte è il braccio velocissimo che passa in rassegna tutto il repository in pochi secondi.
Ma la rotta, la scelta delle parole, la responsabilità di ciò che finisce in un commit e il piacere stesso di costruire qualcosa che funzioni e sia chiaro per gli altri, quelli restano nostri. Ed è giusto e bello che sia così.
Conclusioni
Forse, la condanna è rileggere, magari tornarci sopra dopo una bella dormita.
Ma è spettacolare, non avrei mai scritto questo testo dopo un pomeriggio e forse una mattina a rileggere e correggere il tutto.
Forse, alla fine, è un lavoro collettivo: partecipa chi legge, decodifica ed apprezza lo scritto o meno, ne prende una parte, il tutto o un'idea e lo trasporta in un altro contesto.
O mi maledice :-D