Premessa: Un famoso dialogo...
C'è un momento, nella vita di ogni amministratore di sistemi o sviluppatore di Linux, in cui ci si guarda intorno e ci si rende conto che la macchina su cui si sta lavorando non è più un semplice aggregato di pacchetti: è diventata un habitat.
È una casa costruita nel tempo, fatta di scorciatoie da tastiera, script su misura, configurazioni di rete e un'anima che rispecchia esattamente il modo di pensare di chi la usa.
Ed è proprio da questa consapevolezza che, seduti virtualmente attorno a un tavolo a discutere di come funzioni la materia e la forma dei sistemi operativi, troviamo Salviati, Sagredo e Simplicio:
Simplicio:
«Ma ditemi voi: la tradizione accademica e la regola dei grandi costruttori di distribuzioni ci insegnano che il sistema operativo deve essere solido, monolitico e immutabile. Si installa dal disco ufficiale, si accettano i confini stabiliti dai grandi produttori di hardware, e se un computer si guasta o si cambia, si rifà l'installazione da capo, con pazienza e rassegnazione. Perché mai dovremmo alterare questo ordine naturale delle cose?»
Sagredo:
«Eh, caro Simplicio! Il vostro ordine naturale assomiglia molto a una prigione comoda. Voi vorreste che ogni volta che un utente sposta il proprio ingegno su un nuovo portatile, o sperimenta un server in un armadio rack, o prova una nuova scheda in silicio aperto come il RISC-V, debba ricominciare la sua odissea da un foglio bianco, rimontando la propria bicicletta pezzo per pezzo. Come se l'esperienza e le abitudini accumulate fossero cosa da nulla!»
Salviati:
«Sagredo coglie il punto esatto. Il problema dei sistemi tradizionali risiede nel considerare la materia — il ferro, i byte grezzi, le partizioni rigide — come l'essenza stessa della macchina, dimenticando che il software è un organismo in evoluzione. Se un animale cambia foresta, non si disintegra: porta con sé il proprio codice genetico e si adatta alla nuova nicchia. Perché il nostro habitat digitale non dovrebbe fare altrettanto? Ecco perché diciamo no matter: non importa quale sia il ferro o l'architettura sotto i nostri piedi.»
Simplicio:
«E quale sarebbe dunque l'artifizio per sottrarsi a una legge così radicata?»
Salviati:
«Non un artifizio, ma un processo biologico. Si parte dal basso, da una base minima e pulita capace di riprodursi — la naked — in cui risiede già il motore della trasformazione. Da lì, un organo saggio come eggs osserva il sistema vivo, lo decodifica e lo comprime in un guscio portatile, un'immagine ibrida che può viaggiare ovunque. La Mente orchestra, il Braccio esegue vicino al metallo, e l'habitat torna a fiorire identico su qualsiasi macchina.»
Da questo dialogo sui massimi sistemi informatici nasce il Manifestum: l'idea che la rimasterizzazione non sia un banale backup, ma un atto di libertà evolutiva. eggs nasce per questo: per spezzare il dogma della riga bianca e ricordarci che la continuità della nostra esperienza digitale non deve sottostare ai capricci della materia.