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Sulle spalle dei giganti, ma con vista...

Mi considero l'ennesimo nano che si arrampica sulle spalle dei giganti. Solo che, almeno per il momento, mi trovo in cima e mi godo il panorama.

Nasco nel secolo scorso a Zagarolo, nella provincia romana. All'epoca la provincia era terra di confine, poco considerata dai cittadini della Capitale; tant'è che sul mio sussidiario di geografia delle elementari c'era scritto, nero su bianco, che «Roma appartiene più all'Italia e al mondo che al Lazio stesso». In sostanza eravamo noi gli "extracomunitari" di allora: pendolari che andavano a lavorare a Roma, guardati con una punta di sospetto da chi dentro le mura ci era nato e cresciuto.

Il mio rapporto con la tecnologia e con la lingua dell'informatica è iniziato, come spesso accade nella vita, in salita e quasi per dispetto. Alle scuole medie c'erano sei sezioni di francese e una sola di inglese: mia madre non andò ad iscrivermi il primo giorno utile e così finii, decisamente di malavoglia, a studiare il francese.

Eppure la mia testa era già altrove. Mi affascinavano gli aerei, la tecnica e quei misteriosi "cervelli elettronici" di cui si iniziava a sentir parlare — ne avevo persino visto qualcuno in azione nel celebre sceneggiato A come Andromeda, ed era stato amore a prima vista.

Avrei voluto studiare a Roma, all'Istituto Aeronautico o al liceo, ma i miei genitori preferirono tenermi vicino casa e mi indirizzarono verso l'istituto per geometri. Ma la passione aveva la testa più dura: ancora prima di terminare gli studi vinsi un concorso per entrare nell'Aeronautica Militare, diplomandomi poi l'anno successivo ai corsi serali.

Da lì è iniziata la mia lunga marcia digitale: ho cominciato con il mitico Sinclair ZX81, passando poi per tutta l'epopea dei PC IBM compatibili, fino a Linux. Sono passati troppi anni, e a dirla tutta non sono mai riuscito a "sfondare" davvero... però, come vedete, continuo a provarci!

Piero